A circa 7 km da Messina, nell’incantevole comprensorio dello Stretto, vi è il Lago di Ganzirri anche detto Pantano Grande. Il nome Ganzirri secondo alcuni deriverebbe dall’arabo Gadir, che significa “palude, pantano”, o dall’arabo Kanzir, che significa “suini”, forse in riferimento a una cinghialaia lì esistente in antichità.
Due canali, costruiti dagli inglesi attorno al 1830, permettono l’ingresso di acqua dal mare, il canale Carmine a nord, ed il canale Catuso a sud che è coperto, questi vengono tenuti aperti o chiusi in base all’esigenza di ossigenare le acque che tendono ad andare incontro al fenomeno dell’eutrofizzazione. Un terzo canale collega il lago di Ganzirri con il lago di Faro. L’attuale lago di Ganzirri è nato dalla fusione di un bacino più piccolo con lo stesso nome e di un bacino posto a NE e denominato Madonna di Trapani, nel punto di fusione il fondale è bassissimo e praticamente impedisce lo scambio di grandi masse d’acqua fra i due bacini, creando due microambienti diversi. Nel lago negli ultimi anni si sono avuti spesso fenomeni di grandi morìe di pesce a causa dell’anidride solforosa sviluppata dal batterio “Desulfovibrio Desulfuricans”, che emerge quando si smuovono le acque aprendo e chiudendo i canali.
Assieme al lago di Faro è stato dichiarato bene d’interesse etno-antropologico particolarmente importante, in quanto sede storica di attività produttive tradizionali legate alla mitilicultura e tellinicultura.
Il lago di Ganzirri oggi è interamente circondato da un’area fittamente urbanizzata, pare che qualche costruzione esistesse già nel 1500. Tuttavia l’ambiente paludoso e malsano e la difficoltà di difendere le coste dalle frequenti incursioni dei pirati barbareschi, ha impedito fino al XVIII secolo qualsiasi sviluppo urbano, quindi tutto ciò che esisteva erano poche case sparse di pescatori e di coltivatori di mitili e qualche magazzino.
Fra il lago di Ganzirri e il lago di Faro anticamente esisteva un pantano denominato Margi (Messina), bonificato nell’Ottocento dai Borboni, al centro di esso si trovava un tempio di Nettuno, molto difficile da raggiungere per le esalazioni pestifere della palude.
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Complimenti per le foto e per la storia anche se sarebbe bello poterla approfondire.
non è che mi manderesti un po di foto al mio indirizzo mail per la mia collezione? te ne sarei grato magari senza copyright
grazie e ciao
grazie per i complimenti, ma sono spiacente di comunicarti che le foto sono in vendita e non in regalo, così come anche il video. A presto.
Mi sembra esagerato, non per sminuire il tuo lavoro per carità ma su internet c’é il mondo da poter scaricare e modificare comunque grazie lo stesso.
non si tratta di essere esagerati, ma quello di “fregare” immagini e materiale da internet protetto da copyright, è diventata ormai una cattiva abitudine. Mettiti nei panni di chi, dedica del tempo a questa attività che non è nè un gioco, nè un passatempo, ma un lavoro vero e proprio…. farsi le collezioni (…) sull’intelletto degli altri e su materiale protetto da copyright, non mi sembra una cosa giusta…
cordialmente….
Buon lavoro e sopratutto buon natale!!