Presentato alla Provincia il diario di Giovanni Giuffrida: storie di un testimone romantico dell’Italia postbellica.
Giovanni è seduto alla scrivania , che divide con il cugino,di pochi anni più giovane. Entrambi sono concentrati a svolgere i rispettivi lavori: il primo scrive, racconta di sé a pagine immacolate, si confessa parlando di amori, sensazioni ed esperienze di vita, ad un diario che lo accompagnerà per anni, giorno dopo giorno. Ma, l’allora diciottenne, non sa quanto, queste sue testimonianze saranno importanti per chi le leggerà, tempo dopo. Il suo desiderio è restare presto solo,nella sua stanzetta, in modo da potersi trovare, senza distrazioni, “a tu per tu con la” sua “coscienza, con” la sua “anima”, come scrive.
Da qui il titolo che Antonella, figlia del Dottor Giovanni Giuffrida, scomparso nel lontano 1968, ha deciso di dare al libro che, prende forma dopo la scoperta di quei diari, eredità dal valore inestimabile per una prole che non ha avuto il tempo di conoscere fino in fondo il genitore, prematuramente strappato alla vita. “Quando all’età di sedici anni iniziai a leggere il diario di mio padre non avrei mai pensato di farne un libro” scrive nella premessa la Prof.ssa Giuffrida. “ Dai suoi scritti emerge un uomo che alla base delle sue idee pone il rispetto della propria e dell’altrui dignità; un uomo fatto di grandi sogni e grandi ideali”.
Nonostante le avversità e l’ originaria condizione di estremo disagio economico della famiglia, l’autore riesce ad ottenere, grazie a costanza e tenacia, la sua rivincita sulla (e dalla) vita: diviene uno stimato professionista e un fervido attivista politico, e oggi, a distanza di oltre quarant’anni dalla sua scomparsa,persino una penna dal riconosciuto talento letterario. “A tu per tu con la mia coscienza e la mia anima” è una raccolta di pensieri e riflessioni che, nel corso di quasi un ventennio, il Giuffrida ha affidato al candore di pagine nuove. Il libro è stato presentato martedì 15 dicembre presso il Salone degli Specchi, a Palazzo dei Leoni, alla presenza di vecchi amici dell’Autore, accorsi per celebrarne la memoria e, tanti, curiosi di entrare a contatto per la prima volta, con questa figura, eccezionalmente romantica e determinata.
Sono state le immagini che, la curatrice del libro ha raccolto in un video toccante, a raccontare chi fosse quest’uomo dall’accesissima passionalità e, le parole scritte dallo stesso e interpretate dall’attore di teatro Mario Parlagreco, a presentare la figura di Giovanni. Alla Prof.ssa Alina Mondo, amica e complice della Giuffrida, in questo viaggio di ricerca e studio dei testi paterni, è stato dato il compito di introdurre la presentazione e, dopo una descrizione peculiare dell’animo onesto di questo medico-filosofo, ha lasciato la parola al Prof. Carmelo Garofalo, la cui causa cognita circa la storia del nostro Paese e, più nello specifico della nostra Sicilia, ha permesso ai presenti, di avere un quadro più chiaro, in merito al contesto storico entro cui vanno iscritte le vicende personali dell’Autore e le ragioni del suo pensiero politico, religioso e sociale. A completare il disegno del frammento dell’ Italia tra la fine degli anni 40’ e i primi anni 60’, ha provveduto il Prof. Giovanni Restifo, docente di storia presso l’Università di Messina, il quale, in più di un’occasione, ha accostato con la tenerezza che è propria di un figlio devoto, la figura di Giuffrida a quella del proprio padre, anch’esso scomparso, rievocando ricordi d’infanzia che sono dei veri topici nella memoria di chi ha vissuto l’età del boom economico e dell’Italia democratica che prendeva forma. Infine, un commosso ed entusiasta Dott. Gustavo Ricevuto, autore, tra l’altro della prefazione del libro edito dalla casa “Pungitopo”, è intervenuto in toni profondamente affettuosi, dai quali trapelava un’enorme stima verso il Giuffrida e per l’opera coraggiosamente condotta dalla sua instancabile figlia, Antonella, meritevole di elogi e complimenti per aver condotto negli ultimi sette anni un attento lavoro di decodifica dei testi dai caratteri talvolta sbiaditi, e trascrizione dei pensieri del padre,al fine di celebrarlo attraverso la letteratura che, come la foscoliana memoria insegna, rende immortale l’anima di chi c’è stato e “vince di mille secoli il silenzio”.
Eleonora Urzì





















